Come abbiamo già visto nel post Raccontarsi come persona le storie non sono solo un esercizio di fantasia perché, di fatto, hanno come prima funzione la narrazione di sé. Questo avviene non solo nei processi di narrazione individuale, ma anche collettivi. Il primo ambito narrativo del bambino come gruppo è la famiglia. In questo contesto il bambino inizia a fare esperienza della dimensione gruppale come entità che raccoglie individui e che diventa a sua volta un’identità di gruppo. E’ la nascita della noità ( Paradiso L., 2015, 2020) intesa come esperienza di appartenenza che trasforma l’ IO soggettivo, in un IO gruppale. Ecco che il bambino in questa esperienza apprende a vivere nel gruppo e accede, non solo ai mondi sociali e culturali, ma anche a quelli culturali. Ecco che le narrazioni familiari diventano espressione della cultura famigliare, di ciò che è importante per quel gruppo, di ciò che è ammesso o non è permesso etc.
Il secondo contesto di gruppalità nei suoi diversi livelli ( servizio, classe, piccolo gruppo) è il servizio educativo che frequenta il bambino nella sua quotidianità: nido d’infanzia, scuola dell’infanzia in generale i luoghi di educazione e istruzione. Il bambino in questi ambiti imparano a vivere il gruppo, a muoversi nei gruppi e soprattutto a raccontarsi come gruppo. La parola principale diventa il NOI e non l’ IO dando il via ai processi di appartenenza, contribuzione, differenziazione, aggregazione.
La storia dell’umanità si fonda su narrazione di gruppi, di alleanze, contrapposizioni, differenziazioni. E’ il gioco narrativo che crea i significati apprezzati o rifiutati dai gruppi e questo inizia dalla prime forme di socialità vissute dal bambino: la famiglia e la scuola.
Per approfondire la dimensione del gruppo nelle sue diverse funzioni

Gruppo di lavoro, lavoro di gruppo
di Gian Piero Quaglino (Autore), Sandra Casagrande (Autore), Anna Castellano (Autore)